Se scoperte o denunciate, le persone migranti vengono trattenute in centri di detenzione gestiti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale del Ministero dell’Interno (DCIM).
Nei centri di detenzione governativi vengono portati la maggior parte dei migranti fermati dalla cosiddetta guardia costiera libica mentre cercavano di raggiungere l’Europa.
Oltre ai centri di detenzione ufficiali ne esistono molti altri informali, che sono gestiti da organizzazioni criminali. In questi centri alle persone migranti vengono negati i diritti basilari quali cibo, acqua, servizi sanitari e assistenza medica. Chi è stato in questi luoghi racconta di torture, abusi e violenze fisiche. Le condizioni di detenzione possono anche essere mortali. Le torture nei centri di detenzione libici sono state ormai da anni riconosciute e denunciate anche dall’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Sia nei centri ufficiali sia in quelli informali la detenzione è l’anticamera del successivo sfruttamento della persona, attraverso il sequestro a fini di estorsione o la sua sottoposizione a lavoro forzato, schiavitù sessuale, o a vendita sul mercato neoschiavistico.
L’unico modo per uscire dai centri è pagare: a volte ci si riesce chiamando i parenti e facendosi versare dei soldi, altre volte accettando i lavori forzati.
Nonostante queste violazioni dei diritti umani fondamentali siano state ampiamente riconosciute e denunciate, niente è cambiato, anzi. L’Unione europea ha ripreso da anni il dialogo con la Libia su questioni riguardanti l’immigrazione e nel 2017 l’Italia ha siglato con il governo libico il Memorandum d’intesa Italia-Libia (Mou). Questo accordo, che aveva una durata di tre anni e un rinnovo automatico alla scadenza, prevede che l’Italia fornisca aiuti economici e supporto tecnico alle autorità libiche per gestire e ridurre i flussi migratori. Supportando i mezzi e le modalità delle autorità libiche l’accordo, oltre ad avallare la detenzione arbitraria, lo sfruttamento e la tortura, sostiene i respingimenti e le azioni violente portate avanti in mare dalla cosiddetta guardia costiera libica.