Da decenni le persone migranti arrivano in Libia per cercare lavoro, e da molto tempo vengono denunciati soprusi e condizioni di schiavitù o semi schiavitù.
All’epoca di Gheddafi la Libia attraeva migliaia di persone provenienti per di più dall’Africa sub sahariana. Anche in quel caso si trattava di manodopera a basso costo e sfruttata, in particolare nelle coltivazioni agricole, nell’edilizia, nei trasporti, nel settore petrolifero e portuale. Lavori duri e mal pagati, con pochissime tutele statali e sindacali, che hanno però permesso a decine di migliaia di migranti di installarsi nel paese.
Con la guerra civile del 2011 la situazione è peggiorata ulteriormente e le condizioni dei lavoratori stranieri in Libia sono precipitate. Il traffico di esseri umani nelle mani di gruppi armati ha continuato a crescere, costituendo, secondo diverse organizzazioni non governative, un giro di affari multi-miliardario che coinvolge innumerevoli milizie e gruppi. La situazione di violenza e sopraffazione ha investito, sia pure in misura minore, anche i lavoratori libici.
Negli anni lo schiavismo in Libia è stato pressoché legalizzato.