Le persone migranti che non sono detenute nei centri di detenzione libici vivono in condizioni molto precarie in alcuni quartieri delle principali città libiche, come ad esempio il quartiere Gargaresh di Tripoli.
Le condizioni di vita di queste migliaia di donne, uomini e bambini sono durissime: condizioni igieniche precarie, mancanza di accesso alle cure mediche e difficoltà a reperire cibo. Per migranti e rifugiati vivere in Libia significa non avere diritti e non avere la possibilità di sentirsi al sicuro: si può essere bersaglio delle reti criminali ma non ci si può rivolgere alla polizia se non si vuole rischiare di farsi arrestare; se il proprio datore di lavoro decide di non pagare la giornata di lavoro, non si può fare niente. Al ritorno a casa da una giornata di lavoro si può essere arrestat* e trasferit* in un centro di detenzione.
Proprio in risposta a una violenta repressione e all’arresto di 5000 rifugiati e migranti che vivevano nel quartiere Gargaresh di Tripoli avvenuta il 1° ottobre 2021 è nato il movimento Refugees in Libya, un movimento di protesta auto-organizzato di persone migranti che denuncia le condizioni durissime che le persone in movimento sono costrette a subire in Libia. Refugees in Libya ha organizzato numerose proteste di fronte agli uffici dell’UNHCR in Libia per chiedere che sia garantita protezione e rispetto dei diritti umani per le persone migranti attualmente in Libia.